giovedì 10 dicembre 2009

Il canto di Natale di Robert Zemeckis


E' in questi giorni nelle sale cinematografiche italiane il nuovo film di Robert Zemeckis, il regista di grandi successi come la serie Ritorno al futuro, o Chi ha incastrato Roger Rabbit, ma anche di un film trionfatore agli Oscar come Forrest Gump.
La nuova fatica del cineasta di Chicago è A Christmas Carol, un film dove la tecnica della "performance capture", già sperimentata da Zemeckis nei precedenti Polar Express e La leggenda di Beowulf, si unisce agli effetti di profondità dati dal 3D, procedimento tecnico che, nella sua versione digitale, sta conoscendo in questo periodo una seconda giovinezza e viene indicato da molti come il vero futuro della cinematografia. Il film, produzione Disney, è basato sul celeberrimo racconto Un canto di Natale di Charles Dickens, appunto A Christmas Carol in originale, classico sempiterno del periodo natalizio già oggetto di innumerevoli traduzioni cinematografiche. Si pensi, per avere un'idea del segno lasciato da questa storia ottocentesca nell'immaginario occidentale, ad un personaggio come lo Zio Paperone disneyano, il cui nome in originale è Uncle Scrooge, in quanto ispirato appunto all'Ebenezer Scrooge protagonista del Canto.
Zemeckis realizza probabilmente l'uso più formidabile del 3D che si sia visto finora: grazie a questo procedimento riesce a far prendere vita al mondo delle illustrazioni e delle incisioni tradizionali, quelle opere d'arte che rappresentavano il naturale completamento proprio di libri come quelli di Dickens, e a portarci all'interno di quel mondo.
La macchina da presa (in questo caso virtuale) si muove all'interno di questo mondo libera da ogni vincolo terreno, con movimenti sinuosi e voli fantastici. Il nostro sguardo si muove, insieme ad essa, sotto la spiente guida di Zemeckis, davvero a imitazione di quello sguardo onnisciente e divino che si ritrova proprio in romanzieri come Dickens, e il cerchio si chiude se si pensa che proprio nello scrittore vittoriano il grande Ejzenstein aveva visto un precursore del linguaggio cinematografico.
Grazie alla performance capture il protagonista Jim Carrey può sganciarsi dalla propria corporeità, interpretando Scrooge nelle diverse fasi della sua vita, e interagire con se stesso, avendo interpretato anche i tre fantasmi.
Sullo schermo vediamo diventare quasi reali, quasi tangibili personaggi fantastici o dalle sembianze incredibili, in alcuni casi straordinariamente simili a bambole dell'epoca vittoriana, stoffe e tessuti inesistenti ma di impressionante realismo; nell'illusione della terza dimensione il cinema sembra portare alle estreme conseguenze la propria natura fantasmatica.
Zemeckis non carica eccessivamente il lato emotivo della vicenda, preoccupandosi soprattutto del coinvolgimento dello spettatore nella meraviglia dell'esperienza audivisiva, e confidando nella capacità dello spettatore di cogliere autonomamente il messaggio della storia e il suo valore nel mondo di oggi, che si trova a fare i conti con una crisi economica che rende dura la vita di molti.
Un film che, dal punto di vista tecnico, è anche un perfetto antipasto per quella che è l'uscita cinematografica più attesa del prossimo futuro: quell'Avatar sul quale James "Titanic" Cameron è stato al lavoro quindici anni, realizzato in gran parte con tecniche analoghe (performance capture e 3D) a quelle del film di Zemeckis, e che arriverà in Italia il 15 gennaio 2010. Un film che promette di cambiare definitivamente il modo di concepire l'esperienza cinematografica.

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